Stemma del Comune di Montecchio Emilia
Comune di
Montecchio Emilia
 

Cenni storici

CENNI STORICI

A metà strada tra Reggio e Parma, a Sud della via Emilia, sulla sponda destra dell'Enza, sorge il Castello di Montecchio Emilia. Di proprietà comunale, domina il centro storico ed è sicuramente una delle più interessanti architetture fortificate matildiche della provincia. Non è nota la data della fondazione del Castello, esistente però già nel 1114 secondo un placito matildico, e denominato "Castrum vetus" nel 1259. Il suo primo nucleo probabilmente esisteva già nel X sec. d.C. La Rocca fu, nel XIII sec., oggetto di aspre contese fra i Vescovi e il Comune di Parma. Successivamente si avvicendarono, nel dominio del Castello, i Vicedomini e importanti famiglie afferenti alle signorie dei Visconti e degli Este. Nel 1426 Montecchio passò definitivamente sotto il controllo degli Estensi e, per la sua notevole importanza strategica, nel 1562 fu elevato a Marchesato. Fino all'Unità d'Italia – con la breve eccezione del periodo napoleonico – Montecchio seguì le sorti del Ducato Estense. Per secoli e fino al 1960, la Rocca fu adibita a carcere mandamentale.
 

IL PERCORSO DI VISITA

Recenti lavori di scavo archeologico, eseguiti nei sotterranei, hanno messo in luce le antiche fondazioni del Castello e un vasto Sepolcreto carolingio (sec. VIII-X), di cui sono state esplorate 28 sepolture contenenti un centinaio di deposizioni.
Le tombe, tutte a inumazione, sono disposte in senso rituale est-ovest, prive di corredo. La necropoli fu utilizzatata per almeno due - tre secoli. Il percorso del sepolcreto si completa con la calcara, fornace per la produzione della calce, attiva tra X e XI sec. e tracce di antiche fondazioni di una probabile " ecclesia S. Ambrogi".
Nella parte orientale dei sotterranei sono conservate una cannoniera e due tombe ancora integre. Risalendo poi dal sotterraneo sono visibili la Torre pontaia che ospitava il corpo di guardia e l'originale Porta di accesso alla Rocca dove ancora si può notare il punto di attracco del ponte levatoio.
Salendo la scala a chiocciola del XVI sec. si giunge fino al piano nobile che ospita la biblioteca con soffitto a cassettoni e pregevole cappella secentesca. 
All'interno del Torrione, un affascinante affresco di fine trecento raffigurante una Madonna in trono con Bambino e Santi.
Il dipinto, indice di un prestigioso uso abitativo del castello, è di ottima fattura e di grande qualità sia stilistica che cromatica, il che fa pensare alla mano di un maestro: si tratta di un affresco in stile gotico con rilevanti influssi giotteschi. 
Al piano superiore, dalla scala a chiocciola si giunge agli spalti con merlature ghibelline, al cammino di ronda e alle antiche prigioni. Entrambe le celle, denominate Toricino e Galingana, conservano, sui muri e le parti lignee, graffiti e bassorilievi di grande interesse del XVIII sec.
Proseguendo la visita si giunge all'imponente struttura del Torrione. La salita consente di vedere sia il pendolo di Focault, che l'orologio settecentesco il cui complesso marchingegno dà l'ora sulla piazza della Repubblica.
Sulla sommità del Torrione è la Cella Campanaria, di impianto estense che conserva due antiche campane bronzee di cui la maggiore, del 1577, reca dedica al primo Marchese di Montecchio, Alfonso d'Este, mentre la piccola è del 1768.
Dall'alto dei 35 m. del Torrione è possibile godere di un bellissimo panorama caratterizzato dalla barriera verde dell'Enza, dalle murature imponenti del castello di Montechiarugolo e dal bastione della "Rotonda" di Barbiano.
 


Ultimo aggiornamento: 22/08/16