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Comune di
Montecchio Emilia
 

Cucina tipica reggiana

Cucina

E' doveroso dedicare alcune righe alla cucina reggiana, specchio fedele di una terra ricca di tradizioni e sapori; una gastronomia che nasce da elementi genuini prodotti in un ambiente na-turale e semplice. Tutta la nostra cucina si basa, come in passato, sul formaggio grana le cui origini storiche possono essere ricondotte presumibilmente alla colonizzazione della regione cisalpina da parte degli antichi romani.
Ancora oggi il formaggio Parmigiano-Reggiano, risulta preziosissimo tanto come condimento che come vero e proprio secondo piatto. Il siero derivato dalla produzione casearia di questo prodotto unico al mondo divenne poi già nei tempi passati un ottimo integratore del pasto dei suini allevati nel reggiano, che rappresentano oggi il 10% dell'intero patrimonio suinicolo nazionale. Si stima che nel reggiano si allevino oltre 800.000 suini, più del doppio della popolazione provinciale.
Anche la suinicoltura è radicata nella storia della nostra terra: i Galli Boi, nel secondo secolo avanti Cristo, la praticavano con successo, e nel periodo dell'occupazione romana divennero i rifornitori esclusivi di carni suine per le invincibili legioni. Dal maiale si ricavano le carni fresche e le diverse sorti di squisiti salumi che contraddistinguono la nostra tavola in qualsiasi periodo dell'anno, nonché lardo e strutto, importanti condimenti ed elementi della cucina emiliana.
 

Il Re dei formaggi : il Parmigiano-Reggiano

Avendo parlato dei prodotti della gastronomia reggiana sottolineandone l'antica tradizione, s'accresce l'importanza dei valori racchiusi nel formaggio Parmigiano-Reggiano, che affonda le proprie radici nei tempi più remoti.
La più antica notizia che lo riguarda risale al periodo romano degli imperatori Flavii, quando il poeta Marziale ne descriveva il marchio a forma di luna col quale veniva contraddistinto al tempo della colonizzazione della Regione Cisalpina (nella quale esisteva una ben documentata attività casearia). Un antico patrimonio di cultura e tradizione che si é evoluto fino alla legalizzazione nel riconoscimento della denominazione di origine circa i metodi di lavorazione, le caratteristiche merceologiche e la zona di produzione del formaggio Parmigiano-Reggiano, col DP1I del 30/10/1955 n0 1269.
Oggi, come nel passato, gli ingredienti del Parmigiano-Reggiano sono naturali e semplici: il latte della "zona tipica, il caglio, l'arte del casaro e la lunga stagionatura naturale. Lo si ottiene dalla trasformazione del latte di circa 20.000 aziende agricole: un latte di ottima qualità dal punto di vista delle proprietàmicrobiologiche e chimico-fisiche, condizione essenziale al suo utilizzo crudo senza trattamenti termici e senza aggiunta di additivi, coloranti e conservanti.
Alle latterie di Montecchio come la "Sociale di Cornocchio" e la "Sociale Madonna dell'Olmo" , la dedizione degli allevatori e degli esperti casari convivono armoniosamente, esempio di come l'attività agricola della zona abbia saputo raccogliere l'eredità di una tradizione millenaria, trasmettendoci un prodotto unico al mondo in cui gli ingredienti sono sani e genuini e le tecniche di trasformazione seguono il ritmo del tempo (la maturazione del Parmigiano-Reggiano dura circa due anni).
 

Piatti tipici

Nei ristoranti e nelle trattorie c'è solo l'imbarazzo della scelta per allietare il palato: dai semplici gnocchi di farina o patate, cappelletti, lasagne, tortelli d'erba, di patate e di zucca e minestroni di verdura ai primi piatti particolari come le tagliatelle al sugo di lepre; tra i secondi dall'arrostino di maiale o lo zampone coi fagioli al pollo alla cacciatora o alla punta di petto ripiena.
Tra le ricette che diedero lustro alla gastronomia locale ricordiamo "al scarpazzòun", una particolare torta salata a base di spinaci, cipollotti e grana, che oggi potrete gustare nella versione aggiornata dell' "erbazzone" ancora prodotto artigianalmente da forni e laboratori gastronomici. Un'altra specialità reggiana ancora gustabile dal banco dei forni e delle pasticcerie sono le "chizze", anche se prive del ripieno di "agreste" (salsa di uva acerba bollita per diverse ore), che si usava tanto tempo fa ed il "gnocco fritto" - al-trove conosciuto come torta fritta - gustabile soprattutto in occasione di sagre, fiere e feste locali, solitamente abbinato alle varie sorti di salumi.
Per annaffiare tanto ben di Dio non poteva mancare poi un vino fresco e leggero, in grado di abbinarsi agli antipasti, alle diverse minestre come ai formaggi e alle carni: il Lambrusco Reggiano, DOC dal 1971. Un prodotto piacevolissimo che grazie alle proprie caratteristiche è da considerarsi un vero fiore all'occhiello per la nostra terra, essendo tra l'altro il vino italiano più esportato all'estero.
Molto viva è poi ancora oggi l'abitudine di preparare nel periodo della vendemmia il "sugo", dolce a base di mosto d'uva fatto bollire con abbondante zucchero.
Con l'approssimarsi del periodo natalizio fanno la propria comparsa sui banchi alimentari gli squisiti tortellini, fritti o cotti al forno col loro squisito ripieno amalgamato di marmellate, noci, pinoli, caffè in polvere, rum o sassolino, assieme alla spongata, dolce tradizionale originario della non lontana Brescello.
In occasione del carnevale allietano infine il palato dei golosi gli "intrigoni" o "chiacchiere", soffici o più fragranti intrecci di pasta dolce fritta e ricoperta di zucchero al velo.


Ultimo aggiornamento: 25/11/15